Palermo possiede una storia molto antica e ricca di curiosità. Visto che sono una persona desiderosa di conoscere, non potevo che documentarmi sulle radici della mia strabiliante città.

Passeggiando per le strade di Palermo è possibile incrociare angoli suggestivi e vicoli vivaci. Credetemi l’atmosfera che si respira è unica e non ci sono parole per esprimere la piacevolezza che si prova a contemplare i meravigliosi edifici sparsi per la città.

Il capoluogo siciliano vanta eccellenti architetture,  quali teatri neoclassici, chiese barocche, residenze arabo normanne e ville liberty che raccontano per di più un passato attraversato da diverse colonizzazioni.

Ma riuscite ad immaginare quanti popoli hanno dovuto contendersi questa straordinaria città? Pensate ai Fenici, Romani, Bizantini e Arabi, come ardevano per impadronirsi di una metropoli sul mare. Una terra in cui l’aria era mite e profumava di agrumi e oleandri, ricca altresì di numerosi corsi d’acqua. Dunque grazie alla presenza dei due fiumi Kemonia e Papireto, Palermo fu una meta molto ambita  dagli uomini di ogni epoca.

Questa metropoli era difforme da come la si vede oggi. Per comprenderla bene vi propongo di fare un breve viaggio a ritroso nel tempo per raccontarvi anche qualche curiosità che contraddistingue questa città dalle altre.

Storia e curiosità

Giuseppe Pitrè, narra in un’antica leggenda, che Palermo fu fondata da un navigatore forestiero giunto sulla riva della Conca D’Oro.

Che le origini di Palermo sono antichissime, è dimostrato dai graffiti della Grotta dell’Addaura, dove l’uomo era già presente nella preistoria.

I primi fra i vari popoli ad insediarsi nella valle dove sorge Palermo storicamente furono i Fenici. In un territorio circondato da montagne e attraversato da quattro fiumi, essi edificarono Zyz che tradotto significa fiore.

In seguito i Greci cambiarono il nome in Panormos ovvero tutto porto, influenzati dall’estensione della costa. Anche i Romani conquistarono la città, durante la I guerra Punica, e adattarono il nome alla forma latina Panormus.

Con la caduta dell’Impero Romano d’occidente, Palermo viene saccheggiata da Vandali e Ostrogoti, nel 535 d.c. i Bizantini espugnano la città, e questa diviene capitale nell’Italia del sud.

Dopo questi subentrano gli Arabi, e Palermo prende il nome di Balarm.

Il massimo splendore si raggiunge con l’arrivo dei Normanni. La città viene conquistata nel 1098 e viene chiamata Balermus. Sotto il potere di Ruggero II si edificano la chiesa della Martorana e la Cappella Palatina.

Dopo il dominio Aragonese giungono i Vicerè, che durante la loro sovranità  fanno sorgere via Maqueda e piazza Villena, e alla fine i Borboni, governeranno Palermo fino all’arrivo di Garibaldi.

Dopo questo breve cenno storico direi di passare ad alcune singolari curiosità.

La buca della salvezza e la storia delle “scopariote”

Se siete in visita a Palermo e vi trovate a passare da via Alloro, nel quartiere di origine araba della Kalsa, noterete senz’altro sul lato esterno del convento della Gancia “la Buca della Salvezza”.

Questa cavità risale al 1860, quando i due patrioti Gaspare Bivona e Filippo Patti, per sfuggire alle milizie borboniche, trovano rifugio sotto a dei cadaveri, per cinque giorni in preda al freddo e alla fame.

Immagino cosa starete pensando, si chiama “Buca della Salvezza” perché scavando nella parete si misero in salvo. Esatto! Ma come riuscirono a darsi alla fuga se la strada era costantemente sorvegliata dai soldati? Ecco che entrano in gioco  le scopariote. Ma chi erano esattamente?

Una parte del quartiere della Kalsa, anticamente nota per le liti “sciarre”, era abitata da scopari e scopariote, ovvero coloro che si occupavano della fabbricazione delle scope. Queste donne per attirare l’attenzione su di loro e dare così via libera ai due patrioti di salire su di un carretto, quel giorno misero in atto un litigio in cui venne fuori il linguaggio locale. Questa “tirata di capiddi” ovvero tirata di capelli, non solo servì a mettere in salvo i due uomini, ma assunse altresì un carattere storico.

Il ficus più grande d’Europa

Desiderate vedere l’albero più grande d’Europa? Beh allora siete nella città giusta. Dopo aver visitato la Buca della Salvezza, se camminate per tre minuti, sempre nel quartiere della Kalsa, giungerete a Piazza Marina dove è ubicato il Giardino Garibaldi.

All’interno della villa progettata dall’architetto Giovan Battista Filippo Basile nel 1863, lo stesso che ideò il Teatro Massimo ed il Giardino Inglese, troverete un Ficus Macrophylla. Quest’albero chiamato anche Ficus Magnolioide o Fico della Baia di Moreton, è una pianta sempreverde della famiglia delle Moracee.

Secondo alcuni studiosi, con i suoi 30 metri d’altezza, con una circonferenza che va oltre i 20 metri, con i suoi 10000 metri cubi di chioma fogliare, questo magnifico esemplare di ficus è il più grande d’Europa. Sono certa che all’ombra di quest’albero in una calda e afosa giornata d’estate tipica della Sicilia, troverete senz’altro frescura.

Il fiume scomparso

Vi ricordate che ho accennato al fatto che Palermo fosse attraversata da quattro fiumi? Uno di questi è il Kemonia o Cannizzaro, soprannominato fiume del maltempo a causa del suo ingrossamento durante la stagione invernale. Fu proprio  questo torrente a provocare oltre 600 vittime durante la violenta esondazione del 1557. In seguito fu deviato e indirizzato verso il fiume Oreto. Attualmente scorre sotto la superficie della città e giunge direttamente a mare.

Se volete constatare che non si tratti di una storiella inventata, raggiungete il movimentato quartiere dell’Albergherìa, noto per i suoi edifici in stile Arabo-Normanno. Lasciatevi alle spalle i Quattro Canti, proseguite per via Maqueda e superata piazza Pretoria detta anche della Vergogna, imboccate sulla destra via Ponticello e dopo pochi metri giungerete nella piazza omonima. Qui avrete la testimonianza dell’esistenza del fiume Kemonia. In che modo? Troverete sul muro  una targa, la quale fa riferimento a un ponticello che attraversava il torrente.

L’edificio teatrale più grande d’Europa

Sono i 7730 metri quadrati e le sue lussuose decorazioni ad aver fatto diventare il Teatro Massimo un’icona del capoluogo Palermitano. Ma oltre al suo fasto, l’edificio è conosciuto per le sue grandi proporzioni, primo in Italia e terzo in Europa , dopo quello di Parigi e Vienna. Sicuramente una visita da non farsi sfuggire.

Street food palermitano

Per chi ancora non lo sapesse, Palermo è per eccellenza la capitale dello Street Food, e non potrete dire di aver visto tutto di questa stupefacente città, senza esservi concessi qualche peccato di gola.

Questa volta non vi suggerirò dove andare, perché basta che vi guardiate intorno per scovare posticini interessanti dove trovare qualcosa di buono da mangiare. A  Palermo avrete solo l’imbarazzo della scelta: dalla deliziosa rosticceria, (da assaggiare assolutamente lo Sfincionello), al gustoso panino con le panelle, o al superlativo “Pani cà meusa”, tipico pane con milza palermitano.

Per dirla tutta, qualsiasi pietanza assaggerete non ve ne pentirete. Non era mia intenzione fare una rima, ma già che c’è la lascio lì.

Siete mai stati a Palermo?

Se la risposa è si, quale cibo vi ha colpito particolarmente?